La Polizia sta eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Taranto nei confronti di sei persone (quattro tarantine e due napoletane) accusate di associazione a delinquere dedita all’uso e alla spesa in maniera continuativa di banconote false nelle provincie di Taranto, Cosenza, Brindisi, Lecce e Bari con episodi registrati – e di cui vi abbiamo parlato – anche a Cisternino, Martina Franca e Fasano.

Ventuno in totale i Comuni presso i quali gli indagati hanno speso banconote false – mediamente 8/9 spendite di banconote false da 100 euro nel giro di poche ore – presso vari piccoli esercizi (ferramenta, farmacie, enoteche, salumifici, ottiche, rosticcerie, rivendite di generi alimentari e frutta, panifici, paninoteche, profumerie, ecc.) accuratamente individuati, prediligendo quelli privi di dispositivi di controllo delle banconote e/o di impianti di video-sorveglianza.

I poliziotti stanno altresì operando una serie di perquisizioni personali e domiciliari delegate dalla Procura della Repubblica di Taranto nell’ambito di altro filone di indagine, che ha consentito di accertare nei confronti di altri sette indagati, diversi episodi di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Gli indagati truffavano i commercianti utilizzando banconote false da 100 euro, ma anche da 50 e da 20. Talvolta, neppure la presenza di dispositivi per il riconoscimento delle banconote false e l’attenzione prestata dagli esercenti hanno impedito la consumazione del reato. Ciò grazie all’abilità maturata negli anni dagli indagati, che riuscivano a vincere le perplessità dei rivenditori più cauti (persuadendoli del fatto, ad esempio, che le banconote erano rigide perché nuove). Uno di loro, già con precedenti specifici per la diffusione di banconote false, era soprannominato Mandrake. I singoli collaboratori venivano remunerati con 20 euro per ciascuna banconota da 100 euro falsa, ma anche con i prodotti acquistati. Il capo dell’organizzazione, Francesco Vapore lamentava talvolta l’acquisto di prodotti a suo dire troppo esosi, il che avrebbe ridotto i margini di guadagno. Ciascun acquisto doveva infatti ammontare a pochi euro per massimizzare il profitto.

Tra i sequestri di stupefacente più significativi operati nel corso delle indagini quello di ben 46 panetti di hashish, per un peso complessivo di kg 4,6.