BRACERIA del CORSO a CISTERNINO in VALLE d'ITRIA PUGLIA

La Candelora. Il significato religioso e la sua Storia

NON SOLO CAFFÈ - TECNONOVA SUD CISTERNINO

La Candelora. Il significato religioso e la sua Storia

  
La Candelora. Il significato religioso e la sua Storia. Dai riti pagani Lupercali dell’antica Roma alla benedizione delle candele, a San Valentino, al Carnevale, alle Ceneri e alla Quaresima…

In questo periodo il mondo pagano, ma anche quello celtico con Imbolc, celebrava  i Lupercalia, da cui la Chiesa Cattolica avrebbe poi tratto la Candelora

BAR FOD PINTO a CISTERNINO dal 1951

La Candelora. Il significato religioso e la sua Storia. Dai riti pagani Lupercali dell’antica Roma alla benedizione delle candele, a San Valentino, al Carnevale, alle Ceneri e alla Quaresima…

Gelasio

Gelasio

Per la santa Candelora se nevica o se plora dell’inverno siamo fora, è un antico proverbio popolare, riferito al rituale della Candelora, introdotto dal patriarca di Roma, Gelasio, intorno all’anno 474 d.C., in sostituzione della cerimonia pagana dei Lupercali  – gli antichi riti di purificazione di metà febbraio che Ovidio, nei Fasti (Libro II), così introduceva in occasione della celebrazione: “La terza aurora dopo le Idi vede i nudi / Luperci, e vengono i sacri riti del bicorno Fauno” -, dalla quale ha assunto qualche ispirazione procedurale.

I Lupercali

Indubbiamente uno dei riti più particolari e misteriosi dell’antica Roma. Si trattava di un rituale di purificazione volto a eliminare le impurità accumulate nell’anno che finiva e a iniziare bene il nuovo. Lo stesso nome februarius era derivato dal verbo februare, che significava “purificare” o “espiare“. Momento culminante della festa era quello in cui i celebranti, chiamati luperci, sacrificavano un capro Romolo e Remo allattati dalla lupanella grotta del Lupercale, dove si diceva fossero stati allattati dalla lupa Romolo e Remo. Grotta che forse è stata individuata nel 2007 dall’archeologa Irene Iacopi, a 15 mt. di profondità sotto le rovine della Casa di Augusto, e fotografata attraverso un foro da una telecamera sonda, che ne ha messo in evidenza una decorazione tipica dei ninfei con conchiglie e mosaici e al centro della volta un’aquila bianca, elementi che fanno pensare a una sistemazione del luogo al tempo di Augusto.

grotta del Lupercale (Roma)

Col sangue dell’animale ucciso i luperci toccavano la fronte di due fanciulli della nobiltà romana, che detergevano subito dopo con un panno di lana imbevuto di latte. Quindi tagliavano la pelle caprina in piccole strisce per farne delle fruste con le quali, correndo nudi  intorno al Palatino, colpivano le persone che si facevano trovare sul loro percorso e in particolare le donne, che vedevano in questi colpi una sorta di purificazione simbolica atta a garantire loro la fertilità.

I Lupercali nell'antica Roma

Un mosaico policromo con la raffigurazione dei Mesi, ritrovato a Sousse in Tunisia, e conservato nel locale Museo archeologico, abbina al mese di Febbraio (nel mosaico si legge Febrarius) proprio la figura di un lupercus che, coadiuvato da due aiutanti che sollevano una donna, sta per sferzare la stessa nel corso della festa.

Lupercali mosaico presso il museo archeologico di Sousse

Publius Ovidius Naso (Ovidio)Ovidio, ancora, acconta che le donne Sabine, dopo essere state rapite dai Romani per farne le loro spose, fossero divenute per lo più sterili. Allora andarono con i mariti in un bosco (lucus) ai piedi dell’Esquilino consacrato a Giunone Lucina e la dea fece conoscere il suo volere, parlando attraverso le chiome frondose degli alberi: “un caprone sacro penetri le madri italiche“. Un indovino etrusco risolse lo sconcertante enigma: immolò un capro e con la sua pelle fece delle sferze; chiese quindi alle giovani spose di offrire il dorso ai loro colpi.

prima di Roma pastori in lottaIn realtà la festa aveva una connotazione così pastorale da far pensare che fosse addirittura anteriore alla fondazione di Roma, quando nel territorio vi erano solo pastori, perennemente in lotta tra loro per appropriarsi dei pascoli migliori, e predoni che attentavano al bestiame, per non parlare dei lupi, e in effetti luperco è colui che allontana il lupo dal gregge. La tradizione vuole che alla prima corsa avessero partecipato Romolo e Remo, allorché avvenne il primo scontro con le genti di Amulio.

romolo e remoLivio ne parla usando il termine ludicrum (spettacolo, gioco pubblico), ponendo quindi la festa sullo stesso piano di un gioco agonistico. Ovidio specifica che lo scopo della corsa (che sarebbe stata poi ricordata col nome di Lupercali) era il raggiungimento e la consumazione degli exta (viscere, pranzo sacrificale) da parte del vincitore. Era quindi una vera e propria gara con un premio finale e ne uscì vincitore Remo. Subito dopo si svilupparono quegli avvenimenti che portarono alla fondazione della città da parte di Romolo.

Ed allora, ci si potrebbe chiedere, come è possibile che il futuro fondatore arriviasse ultimo?

Questa apparente incoerenza del mito può avere una sua spiegazione nel fatto che la vittoria di Remo è inserita nel complesso delle feste di febbraio (all’epoca l’ultimo mese dell’anno), che prevedevano un rituale capovolgimento dell’ordine, che si è poi trasmesso al nostro Carnevale. Poteva verificarsi allora, come in questo caso, la vittoria di chi in realtà era destinato a perdere. È proprio con questa prima corsa che i due gemelli entrano per la prima volta in competizione. E il rito assume per i due giovani il significato di entrata nel mondo degli adulti, una vera iniziazione prima di diventare adatti a fondare una città. Essi sono due iniziandi ciascuno con un proprio gruppo di seguaci: i Fabii (seguaci di Remo) e i Quintilii (seguaci di Romolo), che nel rito saranno poi i luperci, il “gregge umano“, pure diviso in due gruppi.

Il particolare dei due giovani che vengono toccati sulla fronte con un coltello e poi detersi dalle macchie di sangue, sembra riassumere il rito iniziatico di morte e rinascita, ma è allo stesso tempo una rievocazione dell’avvenimento mitico del pericolo di morte corso dai due gemelli, salvati poi dalla lupa. A Roma si usava l’espressione “fratelli luperci” per indicare quegli individui legati da un vincolo di fraternità derivante da una comune iniziazione, proprio perché nel mito i primi a gareggiare erano stati due fratelli.

il Fauno metà uomo e metà capraLa festa era probabilmente in relazione con il dio dei boschi Fauno, che favorisce la fecondità del gregge e lo protegge dai lupi, simboleggiato dal capro (hircus). In un secondo tempo al capro venne aggiunto il lupo (hirpus), che simboleggiava Marte, padre di Romolo e Remo, e anche il sabino Soranus (venerato sul monte Soratte), un dio infero purificatore e fecondatore, dando luogo a questa strana mescolanza di elementi simbolici.

Negli stessi giorni veniva ricordata Giunone Februata (purificata), patrona delle nascite, con una fiaccolata processionale, il cui ricordo è probabilmente alla base dell’attuale festa della Candelora. Per molti storici l’istituzione di questa ricorrenza cristiana, che la Chiesa orientale celebrava fin dal IV secolo, risalirebbe al papa Sergio I (687-701), ma secondo il Venerabile Beda sarebbe stata introdotta da Gelasio I (492-496) proprio per contrastare il rito dei Lupercali, e in quell’occasione sarebbe stata chiusa la grotta del Lupercale.

PUGLIA Cripta della Candelora a Massafra

Quando il papa intervenne, la festa era ancora così radicata che, piuttosto che sopprimerla, preferì cristianizzarla, mantenendo vivo il significato purificatorio, ma dedicandolo alla Purificazione di Maria dopo il parto.

Dagli antichi riti pagani romani de i LUPERCALI alla CANDELORA (e, poi, alle attuali ricorrenze di San Valentino, del Carnevale, delle Ceneri e della Quaresima…)

E ancora, ritornando indietro nell’articolo e in riferimento al proverbio iniziale, si tratta di un proverbio che riguarda le stagioni, un elemento di congiunzione con delle credenze metereologiche ma, anche, ad un’altro preciso giorno e ricorrenza di febbraio, il 14, San Valentino.

Ritornando alla Candelora, che è celebrata il 2 febbraio, è carica di un profondo significato religioso ed è conosciuta più comunemente  con questo nome. In particolare la Chiesa Cattolica celebra la presentazione di Gesù al Tempio e, nel contempo, il rito della Purificazione della Santissima Vergine Maria, una ricorrenza riportata nel Vangelo di Luca. Ogni figlio primogenito maschio ebraico, secondo la legge di Mosè, era valutato come offerto al Signore per cui, dopo ogni prima nascita, i genitori lo riscattavano con l’offerta di un sacrificio. E, ancora e sempre in riferimento alla stessa legge, la donna era considerata impura del sangue mestruale a prescindere dal fatto della nascita di un qualsiasi figlio. Il tutto era definito un’impurità dalla durata di quaranta giorni se il figlio nato era maschio mentre, nel caso della nascita di una donna, il periodo definito impuro durava sessantesei giorni. E, nel caso della nascita di Gesù, i quaranta giorni dopo il 25 dicembre terminavano il 2 febbraio. Una data in cui, la Madonna e San Giuseppe condussero il primogenito Gesù nel Tempio di Gerusalemme per ottemperare quanto dettato dalla legge ebraica.

CANDELORA IL SIGNIFICATO

Questo  giorno del 2 Febbraio, per tutti i credenti cattolici, è definito della Candelora in quanto si benedicono le candele, simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti così come venne chiamato dal vecchio profeta, al momento della presentazione al tempio di Gesù. Lo stesso disse: “I miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele“.

Gesù, ancora molto piccolo ad appena quaranta giorni di vita, viene portato nel tempio di Gerusalemme per il suo primo viaggio. Arriverà poi nuovamente in quella città al termine della sua terrena esistenza, non più per ottemperare – nel tempio – alle leggi di Mosè, non più per trovare l’accoglienza di Simeone ma, invece, per essere portato fuori le mura cittadine e, quindi, essere inchiodato sulle braccia della croce.

Dalla Candelora benedizione delle candele che illuminano al Calvario di Gesù

In quel suo primo viaggio, tra le braccia di Simeone che lo avevano preso e stretto con affetto, nelle parole del saggio vecchio già si delineava il futuro di Gesù Cristo: “Sarà la rovina e la resurrezione per molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti uomini” e, guardando Maria, quasi prefigurando la scena della croce, aveva aggiunto: “Anche a te una spada trafiggerà l’anima“.

Simeone prende in braccio GesùE così come già fatto in precedenza dalla madre Maria e San Giuseppe, Simeone prende prende il Bambino con sé ed è riempito di una consolazione incredibile, tanto che dal suo cuore salirà una delle preghiere più belle della Bibbia: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace… perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele“. In Simeone è rappresentato Israele ma tutta l’umanità che attende la Redenzione. Simeone è un esempio eccezionale di bell’anzianità e sembra quasi dirci:”E’ bello essere anziani”, ritrovando in Gesù Bambino nuova energia, un senso in più per la sua vecchiaia. Insomma, l’età anziana può essere un motivo per una nuova chiamata.

Secondo la meteorologia la Candelora segna la fine dell’inverno; è fissata, per l’appunto, al 2 febbraio che coincide con la ripresa dei lavori nei campi dopo i rigori invernali. È questo probabilmente il motivo per cui in occasione della Candelora è invalso l’uso di preparare piatti a base di farina, soprattutto frittelle, la cui forma tondeggiante e il cui colore dorato stanno a simboleggiare il sole.
È credenza popolare che se il giorno della Candelora è cattivo tempo (i giorni della Merla), lo sarà anche per i 40 giorni successivi…

Si racconta che in questo giorno l’orsa esce dalla tana per osservare che tempo fa. Se è nuvoloso con tre salti annuncia l’arrivo della primavera, se invece è sereno rientra nella tana prevedendo altri 40 giorni di freddo.
Quarantana tradizione quaresimale in PugliaLa Quaresima, nella cultura popolare, viene personificata come una maschera che fa parte del corteo carnascialesco; essa è la vedova di Carnevale di cui piange la morte, per aver ingurgitato troppi cibi squisiti e indigesti. È magrissima, acciaccata, vestita di nero, regge con la destra il fuso e con la sinistra la rocca in atto di filare la lana.
Essendo una maschera funebre, connessa alla morte dell’anno vecchio (Carnevale), potrebbe rappresentare un residuo del Mito greco delle Parche, delle quali conserva il filare, simbolo dell’inesauribile crescere e scorrere della vita destinata alla morte.
Il mercoledì delle Ceneri, resiste ancora in alcuni paesi della nostra provincia la simpatica usanza di appendere alla finestra un fantoccio di pezza nera dalle sembianze di vecchia, la Quaresima.
Tutti i riferimenti mitologici di questo rito sono connessi con i simboli della Morte che sembra aver preso momentaneamente il sopravvento sulla Vita: lo stesso fantoccio della Quaresima che ha i caratteri della non prolificità e della non festa, è ben diversa da tutte le altre bambole che, sempre presenti nei giochi delle bambine rappresenta il simbolo della maternità.

E sempre a proposito di rito delle candele, a Cisternino si festeggia, il 3 Febbraio, San Biagio

San Biagio e benedizione della gola con due candele

San Biagio e benedizione della gola con due candele

Il martire Biagio è ritenuto dalla tradizione vescovo della comunità di Sebaste in Armenia al tempo della “pax” costantiniana. Il suo martirio, avvenuto intorno al 316, è perciò spiegato dagli storici con una persecuzione locale dovuta ai contrasti tra l’occidentale Costantino e l’orientale Licinio. Nell’VIII secolo alcuni armeni portarono le reliquie a Maratea (Potenza), di cui è patrono e dove è sorta una basilica sul Monte San Biagio. Il suo nome è frequente nella toponomastica italiana – in tante località e molte nazioni (ad Ostuni e a Cisternino per quel che concerne il nostro territorio), a conferma della diffusione del culto. Avendo guarito miracolosamente un bimbo cui si era conficcata una lisca in gola, è invocato come protettore per i mali di quella parte del corpo. A quell’atto risale il rito della “benedizione della gola”, compiuto con due candele incrociate.

CISTERNINO 3 FEBBRAIO BENEDIZIONE GOLA SAN BIAGIO

CISTERNINO 3 FEBBRAIO SAN BIAGIO e BENEDIZIONE della GOLA 

Un rito religioso che, anche a Cisternino in Valle d’Itria, si rinnova nella fede e nelle antiche tradizioni locali presso la Chiesa di San Cataldo ubicata in Corso Umberto I°.

Braceria del Corso a Cisternino-Macelleria in c.so Umberto I°. Tradizione & Gusto Gastronomia di Puglia

Banner Content
Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Related Article