Oggi ricorre il 75° anniversario della Liberazione d’Italia dalle forze nazifasciste. Nell’azione patriottica di Resistenza ebbero un ruolo fondamentale i partigiani, veri artefici della rivolta popolare che portò alla Liberazione.

Per questo motivo, oggi, ci fa piacere tributare il giusto spazio all’ultimo partigiano della provincia di Brindisi, il cistranese Pietro Parisi, del quale riportiamo la storia attraverso una testimonianza raccolta dai ragazzi della scuola media “Alesssandro Manzoni” di Cisternino classe III sez.A e presente sul sito dell’Anpi-Brindisi, oltre ad una ricostruzione di Tea Sisto per “Patria Indipendente”.

Ecco qui la storia di Pietro Parisi, il partigiano Brindisi. Da Cisternino alla Valle d’Aosta per la Liberazione d’Italia.

“Parisi Pietro. Nato il 6 luglio 1924 a Cisternino. Contadino. Partigiano, con il nome di battaglia Brindisi, è al fianco della 176 Brg. Garibaldi dal 1° novembre 1943 al 7 giugno 1945.

“Avevo 19 anni quando fui chiamato alle armi per combattere una guerra di cui non capivo ne il senso ne lo scopo. Tralascio dì ricordare le formalità comuni a tutti i soldati: vi racconterò i fatti cosi come si svolsero a partire dall’8 settembre 1943, giorno passato alla storia come data che segnò l’armistizio fra l’Italia e gli Anglo-Americani.

La mia istruzione era ed è molto limitata: il fascismo non consentiva ai figli delle famiglie povere di frequentare la scuola.

L’unico esempio luminoso che resta nella mia memoria è quello di mia madre, donna coraggiosa e piena di intuito. Lei aveva capito cos’era il fascismo, io ancora no. perciò il mio racconto non potrà essere forbito e formalmente corretto, ma la sostanza dei fatti e quella che conta. Quell’otto settembre in tutte le caserme, fra tutti i militari la confusione fu enorme. Soldati sbandati spesso prendevano decisioni personali, ma altrettanto spesso finivano per cadere nelle mani dei tedeschi che li deportavano in Germania. Sarebbe stata anche la mia sorte se non mi fossi deciso a nascondermi e a vivere di espedienti aiutando i contadini nei loro lavori. Ma non dovevo soltanto guardarmi dai tedeschi perche anche i fascisti ci braccavano e talora ci prendevano con l’inganno per consegnarci ai tedeschi. Dall’Astigiano, dove in un primo momento mi nascosi, passai nella Valle D’Aosta, dove cominciò la mia vera e propria azione partigiana.

Svolgevo col nome di battaglia “Brindisi” il ruolo di staffetta; presto rivelai delle qualità insospettate e insospettabili tanto che mi proposero di fare il comandarne delta 176ma brigata Garibaldi, incarico che io decisamente rifiutai. Il nostro compito era quello di tenere a bada fascisti e tedeschi aspettando le truppe regolari con le quali operare la definitiva liberazione dell’Italia.

Le nostre azioni partigiane consistevano nel procurarci le armi sottraendole ai tedeschi, nel rifornire i viveri ai compagni che in montagna organizzavano imboscate al nemico. Tra gli altri episodi ne ricordo uno in particolare: la guardia di finanza aveva multato alcuni contadini e custodiva in caserma gli avvisi che sarebbero stati presto recapitati per la riscossione. La nostra brigata assaltò la caserma e bruciò quegli avvisi liberando dal pagamento qua contadini che spesso ci avevano rifornito il cibo durante la nostra permanenza in montagna, dove dormivamo allo scoperto, spesso sulla neve. Quando giunsero le truppe regolari noi potemmo congiungerci a loro, liberare definitivamente l’Italia e grazie alla nostra opera di partigiani potemmo riscattarci da una sicura condizione di umiliazione e ottenere il riconoscimento dell’apporto decisivo e determinarne alla ricostruzione dell’Italia democratica che di li a qualche anno doveva trovare la sanzione nel primo articolo della Costituzione Repubblicana”.


«Era il 25 aprile del 1945. Avevamo servito la Patria e, tra quei monti, come in tutto il mondo, si sentiva il bisogno di pace e libertà. Ricevemmo l’ordine di scendere a valle e di conquistarla, liberandola dai nazifascisti. Così finì per me la storia del partigiano “Brindisi”. Avvertivo la fretta di tornare nella mia terra, Cisternino, per riabbracciare i parenti che sicuramente mi credevano morto. Di compagni uccisi ne avevamo visti tanti, purtroppo. Un dolore indescrivibile».

Quei monti erano della Valle d’Aosta, molto più alti, gelidi e impervi delle dolci colline della sua Cisternino.

Lì il partigiano Pietro Parisi, aveva combattuto la sua Resistenza, come tanti altri antifascisti del Sud. Non è stato fisicamente un gigante, Pietro, nome di battaglia “Brindisi”. Mai stato però un problema per lui. Snello e non alto, era e continua ad essere, anche oggi che ha compiuto 95 anni, un concentrato di determinazione, coraggio, lucidità, di voglia di fare, sempre in allerta perché, dopo aver rischiato la vita su quei monti, sa che non bisogna mettersi in pantofole, perché il rischio di tornare a un passato terrificante c’è sempre.

E quindi mente, scherzoso, quando dichiara che quel 25 aprile finì la storia del partigiano “Brindisi”. Un partigiano “vero”, ribadisce sempre, con sano e vigoroso orgoglio, consapevole di aver fatto parte della storia “giusta” dell’Italia.

Anche per questo ha corso tutta la vita, guadagnandosi decine di coppe e medaglie e l’appellativo di partigiano-maratoneta. «Da qualche anno la mattina percorro i miei dieci chilometri, ma con più calma. Non sono più giovane», dice continuando a sorprendere tutti. Per questa sua impellente necessità di non far svanire la memoria e di preparare i giovani a un futuro senza fascismo, continua a girare senza sosta tra tutte le scuole che lo reclamano per raccontare la sua storia e quella di migliaia di partigiani. «Dove sono i ragazzi? Devo parlare con loro di quello che abbiamo passato. Devo insegnare loro come agire contro i pericoli di dittature fasciste», si lamenta quando si ritrova protagonista di iniziative Anpi abitate quasi solo da adulti. “Brindisi”, sa che non bisogna dimenticare.

E parla, con semplicità e persino ironia, ai giovanissimi del giorno in cui fece la sua scelta su da che parte stare quando era un ragazzo come loro, di 19 anni. Parla delle armi nascoste, del freddo e della mancanza di cibo in montagna, dei nazisti che davano la caccia a lui e ai suoi compagni, di quando attaccarono un convoglio tedesco diretto in Germania che trasportava dei prigionieri, dei partigiani come lui. «Riuscimmo a liberarli tutti». Gli studenti, che quasi mai nel programma scolastico di storia riescono ad arrivare alla seconda guerra mondiale, restano a bocca aperta. Capiscono a chi devono essere grati per la loro libertà. Capiscono che devono conservarla.

Dopo quegli anni intensi di Resistenza, Pietro Parisi non ha mai abbandonato del tutto la Valle d’Aosta. «Quei luoghi mi erano rimasti nel cuore, mi ero affezionato a quella gente, ai montanari, con i quali ero stato partigiano». Quando poteva, tornava a Issogne, sin da quando, costretto a emigrare da Cisternino a Cogne, andò a lavorare in miniera. Non è mai mancato alle cerimonie del 25 aprile, anniversario della Liberazione, in Valle d’Aosta. Anche quest’anno è stato lì con i suoi due figli, Franco e Giovanni, con le nuore, con gli amatissimi nipoti. «Loro sono il futuro», dice fiero. È lui, Pietro, che ha costruito, mattone su mattone, strati su strati di cemento, un solido e indistruttibile ponte di Resistenza lungo 1.200 chilometri tra Cisternino e la Valle d’Aosta, tra Sud e Nord, quel gemellaggio contro tutti i fascismi tra l’Anpi provinciale di Brindisi, nella quale milita attivamente, e l’Anpi della Valle d’Aosta.

Per onorarlo, i dirigenti di quella regione a fine agosto hanno voluto ricambiare le numerose visite. Sono scesi in treno a Cisternino per festeggiare e onorare il partigiano e maratoneta Pietro Parisi, combattente nella 176ª Brigata Garibaldi “Gramsci” dal 19 novembre 1943 al 7 giugno 1945, Lorena Borettaz, presidente Anpi di Issogne e Zona, un’altra dirigente della stessa sezione, Donatella Borney, (entrambe componenti del Comitato regionale Anpi) e Nedo Vinzio, presidente dell’Anpi regionale Valle d’Aosta. Il 31 agosto la cerimonia ufficiale nella Torre civica alla presenza del sindaco, Luca Convertini, che ha definito Pietro “fulgida figura di combattente che onora la comunità”, e della giovane vicesindaca, Marilena Semeraro.

Nedo Vinzio ha confermato che in Valle d’Aosta lo conoscono e lo stimano in tanti e che tanti sono stati i partigiani del Sud che hanno combattuto al Nord. “Brindisi” ne è un esempio e lì, in Valle d’Aosta, ha avuto amici e compagni partigiani con i quali ha mantenuto rapporti per decenni. «Ma ancora oggi bisogna serrare le fila perché la nostra Resistenza, da Nord a Sud, non può finire: dobbiamo difendere ciò che i nostri partigiani hanno conquistato».

Di Resistenza ha parlato anche Donato Peccerillo, presidente del Comitato provinciale Anpi Brindisi. «La lotta al nazifascismo dei partigiani è il seme della nostra Repubblica e della nostra Libertà», ha dichiarato. «È un valore fondamentale della nostra storia che continua con la battaglia contro i rigurgiti di fascismo, razzismo e xenofobia e contro ogni discriminazione compresa quella che continua a penalizzare le donne. Qui al Sud, l’Anpi con altre associazioni, è impegnata anche nella lotta alle mafie». La Resistenza continua, quindi.

Colmo di affetto e di profonda stima per Pietro Parisi è stato anche l’intervento di Lorena Borettaz che ha raccontato del rapporto di fiducia che “Brindisi”, come continuano a chiamarlo in quella regione, ha creato con i valdostani. «La sua presenza ogni 25 aprile da noi», ha dichiarato, «non è formale. Lui chiede e ottiene la parola durante le celebrazioni e i suoi interventi non sono mai banali, mai scontati. Le reazioni sono sempre di rispetto e di riconoscenza».

Dopo gli interventi di saluto dei presidenti delle sezioni Anpi di Ostuni, Isabella Ayroldi, e di Francavilla Fontana, Alessandro Rodia, sono stati proiettati documentari girati tra la Valle d’Aosta e Cisternino nei quali Pietro ripercorre quei luoghi e raccontava la sua Resistenza. «Ciò che inorgoglisce noi familiari, ogni volta che accompagniamo papà a Issogne – ha detto il figlio Giovanni – sono i bambini, ragazzini di 8 o 10 anni, che ci guardano e dicono ammirati, “Ma quello è Brindisi, il partigiano”. Anche le ultimissime generazioni lo conoscono, dopo aver ascoltato le storie della Resistenza dai loro padri e dai loro nonni. Insomma mio padre è un eroe anche per i più piccoli. Io mi emoziono ogni volta».

Poi scambi di libri e di ricerche sugli antifascisti e i partigiani di Brindisi e della Valle d’Aosta tra le rispettive Anpi, e i regali a Pietro. Oggetti-simbolo dell’artigianato valdostano, libri e una targa dell’Anpi di Issogne e Zona che si aggiunge alla targa già donata al partigiano-maratoneta, il giorno del suo 95esimo compleanno, da Anpi Brindisi e, soprattutto, al certificato di patriota rilasciato dai comandanti alleati Hambury e Alexander, e alla medaglia consegnata a Pietro dal ministero, su segnalazione di Anpi Brindisi, per il 70° della Liberazione. Tutti riconoscimenti che il partigiano conserva gelosamente.

È invece tornata in Valle d’Aosta la storica bandiera sotto la quale Pietro ha combattuto a 1.200 chilometri da casa sua, quella della 176ma Brigata Garibaldi, “Antonio Gramsci”. È giusto così. Un mazzo di fiori sotto al monumento ai Caduti di Cisternino e foto di gruppo con Pietro e le due Anpi ha chiuso la cerimonia.

Terminiamo con lui, il protagonista, il partigiano “Brindisi”: «Sono un partigiano vero, venuto da lontano per combattere in Valle d’Aosta. Eravamo ribelli della montagna e vivevamo di stenti, pericoli e fede nell’avvenire. Se oggi l’Italia è un Paese libero è anche merito di gente come me che ha rischiato la vita. Sì, ho anche corso per tutta la vita e sono stato campione. Quando corro dimentico tante cose, il sangue si purifica e mi viene voglia di cantare».

Lunga vita a Pietro Parisi, nato a Cisternino, partigiano in Valle d’Aosta, maratoneta in tutto il mondo, patrimonio della nostra storia più bella.